“La democrazia senza competenze nè élite non significa molto”

18 GEN 13
Ultimo aggiornamento: 07:05 | 17 AGO 20
Immagine di “La democrazia senza competenze nè élite non significa molto”
E’ appena il caso di ribadire che il Direttore non si riferisce alle mere competenze “di buona amministrazione” né a quelle “élite” la cui nobiltà fosse misurata unicamente in ragione del ranking internazionale vantato dalle Business School frequentate - pedigree sostituivo del “sangue blu” delle élite tradizionali: fosse questo il problema, giusto qualche correttivo “democratico”, l’attuale tecnocrazia europea sarebbe il massimo della vita! Il problema è che, a venir meno, è l’orizzonte esistenziale stesso della società: sul punto “c’è discordia tra gli uomini non tanto perché la pensano diversamente, quanto perché non pensano proprio” (Gomez Davila). E ciò è tanto evidente che, quale che sia la declinazione, spesso recitata a mò di clausola di stile, dei cosiddetti “principi non negoziabili”, vale a dire delle direttive esistenziali connaturali all’uomo di ogni latitudine e religione e sesso e cultura, di tanto si è, semplicemente, operata una definitiva derubricazione a “questioni personali”. Ma una società senza princìpi non negoziabili ha smesso di essere una società, quali che siano le sue competenze e le sue élite dominanti. E quando l’orizzonte esistenziale di una società diviene “questione personale”, l’ultimo dei problemi è il tasso di democraticità della sua rappresentanza.